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Storia di Chiomonte
 
scorico-via-vittorio-emanuele-296.jpgChiomonte: le origini e come si presenta

Salendo da Susa lungo la statale 24 del Monginevro superata Gravere, a 750 metri di altitudine, su un tratto pianeggiante della valle, simile a una balconata naturale che sovrasta il corso della Dora, si giunge al Comune di Chiomonte un paese di origini antichissime che all’inizio del XIII secolo iniziò a crescere e svilupparsi. Il nome Chiomonte ha origini latine, poiché pare derivare da Calcis Mons, che ricorda la natura calcarea del terreno su cui il paese fu costruito. Lo stemma del Comune raffigura il sole che coi suoi raggi fa maturare l’uva. In origine il villaggio di Chiomonte era situato sul versante della valle volto a Sud, presso le case dette “delle Maddalene”, dove passava l’antica via di Francia. Ancor prima del ’700, una frana distrusse il villaggio inducendo la popolazione superstite a trasferirsi sul versante opposto in prossimità della nuova strada delle Alpi sul lato destro orografico della Dora.

Ciantiplagna.JPGNel XIV secolo Chiomonte, allungandosi verso Est, divisa in quattro rioni, inizia ad assumere una configurazione toponomastica che ancora oggi le è propria, ossia mantenendo la via principale nel mezzo dei fabbricati. Il nucleo centrale dell’abitato ha conservato le caratteristiche degli antichi paesi alpini: strade strette, antiche fontane, vicoli tortuosi molto pittoreschi. Già nei primi anni trenta del ’900, presso la stazione ferroviaria, furono edificate nuove case, ville e viali che davano alla località l’aspetto caratteristico dei paesi che nell’estate accoglievano piccole colonie di villeggianti. Anche d’inverno il paese era frequentato da molti sciatori, la cui meta preferita erano i pianori del Frais, un eccellente belvedere della Valle di Susa. Dopo il 1957 anche Chiomonte risentì dei benefici del boom economico e della conseguente motorizzazione di massa, e con la ristrutturazione di vecchie case, nuove costruzioni, nascita della seggiovia, etc, si ingenerò l’abitudine del week-end settimanale.

Oggi Chiomonte (ben servita da strade e ferrovia), dispone di servizi alberghieri, di ristorazione e di tutte quelle infrastrutture indispensabili per rendere confortevole il soggiorno del turista.

Storia ed arte

Chiomonte in fiore .jpg
Anticamente Chiomonte, facendo parte del Delfinato, fu soggetta al Convento della Novalesa. Nel 1020 i Signori di Bardonecchia, Witbal e Pons donarono alla chiesa di Oulx le loro terre dal Monginevro a Chiomonte. Nel 1150 gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme (vassalli dei Delfini), presto in lite col Prevosto di Oulx, aprirono a Chiomonte un ricovero per gli ammalati e, causa decesso dei medesimi, spesso ne incameravano proprietà e beni; ma nel 1240 con l’allontanamento degli Ospitalieri da Chiomonte, il Prevosto di Oulx, con poteri vescovili, si confermò signore feudale col diritto di riscuotere le decime a Chiomonte. Nel 1713 a seguito del Trattato Utrecht, con la cessione dell’Alta Valle Susa dalla Francia al Piemonte, Chiomonte passa sotto la giurisdizione dei Savoia.

Tra i nativi chiomontini che lasciarono tracce storiche, ricordiamo Giorgio Des Geneys, soldato valoroso che nel 1798 difese Oneglia, e poi guidò con onore l’armata Sarda contro i Barbareschi. Nel periodo napoleonico, il Des Geneys seguì il re Sabaudo in Sardegna e, dopo la restaurazione, fu nominato Supremo Capitano delle Forze Marittime e Governatore di Genova. In questa città diede vita alla piccola armata navale del Regno Sabaudo, contribuendo al buon esito della susseguente impresa di Tripoli, svoltasi nel 1825. Nelle arti va menzionato il pittore paesista Giuseppe Augusto Levis (Chiomonte 1873 - Racconigi 1926), allievo di Lorenzo Delleani. Molte opere di questo artista, particolarmente apprezzato per i suoi paesaggi montani, sono visibili presso la Pinacoteca Comunale G. A. Levis.

Fontana via 4 Novembre.jpg
Percorrendo la via centrale del borgo vecchio di Chiomonte, dove si snodano alcune pregevoli fontane del secolo XVI, si giunge alla chiesa Parrocchiale dell’Assunta che risale ai secoli XII-XIII, poi ampliata nel ’600 e riconsacrata nel 1772. Essa offre di notevole, la pila e la conca battesimale in marmo verde di Foresto, il pulpito in legno scolpito su cui è inciso lo stemma comunale datato 1676 e gli altari della Madonna del Rosario e della Deposizione, opere della scuola del Melezet.

Campanile.jpg
Il campanile in stile romanico, tra i più antichi dell’Alta Valle, risale al 1482. Sempre sulla via principale apprezzabile il Palazzo Beraud, detto “Vescovado”, e adiacente ad esso, rinserrata in un cortile, si trova la chiesetta di S. Caterina eretta in stile romanico lombardo (XIII secolo), caratterizzata da un interno barocco e da un portale in pietra scolpita. Sempre lungo la via centrale apprezzabili Palazzo Levis e Casa Ronsil. Quest’ultima fu costruita nel XVI secolo dai Cavalieri di Sant’Egidio dell’Ordine di Malta. Dal 1715 al 1840 l’edificio servì come Palazzo Comunale e al suo interno trovasi un camino su cui è scolpito un grande stemma di Chiomonte col motto: “Jamais sans toi”. La facciata della casa è ornata da pregevoli graffiti e da motti evangelici, latini e francesi scolpiti negli scomparti delle ornamentazioni. Palazzo Levis, ora sede della Pinacoteca G.A. Levis e già sede del Museo Civico e Archeologico, ora trasferito a Cascina La Maddalena, contenente i reperti riportati alla luce nella regione Maddalena di Chiomonte nel corso della campagna di scavi del 1986, a seguito costruzione dell’autostrada, In alto, sul versante sinistro della Dora, a 944 metri s.l.m., in posizione soleggiata è sita la frazione Ramats e sui pendii circostanti prospera la vite che fornisce il prelibato vino di Chiomonte: l’Avanà. Nelle vicinanze della borgata S. Andrea da visitare l’omonima Cappella del santo (XV-XVI secolo) recentemente restaurata. Pregevole il ciclo degli affreschi dell’abside il cui autore viene indicato come il capostipite di una scuola post-jacqueriana. Salendo, presso la Cima dei Quattro Denti, si giunge al Traforo di Touilles. Il singolarissimo traforo porta sul versante di La Ramà (Le Ramats) le acque dei ghiacciai d’Ambin, scorrenti nell’opposto Vallone del Tiraculo. L’acquedotto, detto localmente “Pertus”, fu scavato in otto anni (1526-1533) da un uomo solo: il minatore chiomontino Colombano Roméan. L’opera è larga un metro, alta 80 centimetri e lunga 500 metri. Le acque che dal foro scendono ad irrigare il versante di La Ramà (Le Ramats), rendono fertile una vasta zona che altrimenti sarebbe stata infeconda specialmente alle culture della vite.
 
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